Il termine apocrifo è una traslitterazione del greco απόκρυφος (ἀπό = da + κρύπτω = nascondere), per indicare “ciò che è tenuto nascosto”, “ciò che è tenuto lontano (dall’uso)”. Dopo il concilio di Nicea che stabilì i fondamenti teologici del Cristianesimo, canonizzando i libri che ne sarebbero divenuti la base teorica, i testi “apocrifi” confluirono in tutti quei documenti che la patristica decise di mettere al bando, escludendoli dalla pubblica lettura liturgica, perché ritenuti eretici e/o collettori di tradizioni misteriose o esoteriche che la Chiesa rifiutò. La ricerca artistica da cui scaturisce questa serie fotografica parte da una riflessione sul rapporto tra l’Immanente e il Trascendente rivisitato attraverso la manipolazione digitale della fotografia. L’immagine diventa allora lo strumento per rappresentare visioni e ispirazioni scaturite dalla lettura, dallo studio e dall’analisi di questi testi. Gli scenari ricreati sollevano sia nella forma che nel contenuto questioni contemporanee, prima fra tutte il ruolo del potere temporale e l’influenza delle religioni nella società occidentale. Come sette sono i doni dello Spirito Santo nel Cristianesimo; sette sono i principali Arcangeli del Cristianesimo; sette sono i libri dell’Eptateuco nella Bibbia; sette sono i Sacramenti del cristianesimo cattolico romano; sette sono i Sigilli la cui rottura annuncerà la fine del mondo, seguita dal suono di sette trombe suonate da sette Angeli e dai sette Portenti e dal versamento delle sette Coppe dell’ira di Dio; sette sono le opere di misericordia; sette sono i dolori di Maria; così sette dunque sono le rappresentazioni illustrate in fotografia: Passione, Dolore, Amore, Giustizia, Ribellione, Ignoranza, Conoscenza. Una sottile linea di confine tra l’Umano e il divino.




